La sezione aurea una filosofia per la vita

<<La sezione aurea (Phi), […], è quel numero che è nel nostro corpo così come nelle stelle sopra di noi, nel battito del nostro cuore così come nei nostri passi, nelle pieghe dei calcoli matematici che ci girano in testa così come nella bellezza di molte delle cose che abbiamo intorno>> Marco Iosa

Perché il simbolo della filosofia è questo Phi ϕ ? dal greco è la sillaba fi, iniziale della parola filosofia, più esattamente Philosophia. Per Phi si intende Philia; letteralmente e comunemente, è inteso come amore, ovvero amore per la sapienza, ma di fatto, per i greci, philia è amicizia, che ha un significato più ampio legato al concetto di desiderio. Senza addentrarci nelle sfumature che tale concetto ha fornito, possiamo osservare e soffermarci sull’accezione <<dell’armonia che unisce le parti nell’universo, le facoltà mentali nell’essere e le virtù nel sapiente>>. Ed è proprio con l’idea di armonia possiamo vedere che il simbolo in questione richiama (ϕ) una connotazione affascinante. Tale simbolo, infatti, definito sezione aurea o divina proporzione, trova il suo compimento nella matematica che spiega la realtà, ovvero una realtà geometrica fatta da proporzioni armoniche che va oltre il concetto, per così dire, di geometria dura, bensì una geometria “irrazionale”. In altri termini, molto sinteticamente, sembra che la natura sia costituita da una matrice che distribuisca, con la complessità differenziata della materia, la stessa regola/proporzione geometrica definita matematicamente; praticamente in ogni piccola differenza generata in natura è come se ci fosse la copia della matrice, il tutto sta al grande, come il grande sta al piccolo.

Brevemente, se osservassimo una linea immaginaria che va da A a C (il segmento di Euclide) e questa linea fosse costituita da due segmenti interni A e B, B e C, il primo più lungo del secondo; se il rapporto matematico fra AC e CB fosse uguale a quello fra tutta la linea AB e il segmento AC, si potrebbe dire che la linea è stata divisa secondo il suo rapporto aureo, il rapporto AC/CB corrisponde al numero irrazionale 1,6180339887…, praticamente un numero infinito che denota l’incommensurabilità. Il rapporto aureo rappresenta quindi l’armonia del rapporto quantitativo sia delle parti fra loro, sia delle parti col tutto. Nelle successioni ricorsive di Fibonacci, ideatore inconsapevole delle stesse, ciascun termine, a partire dal terzo, è uguale alla somma dei due termini precedenti.

Ma per comprendere il senso di tutto questo, andando anche oltre, è necessario capire l’idea di geometria frattale derivataci dal matematico Mandelbrot. Da sempre il concetto di geometria ci porta a pensare a qualcosa che fosse rigidamente definito; è proprio la geometria frattale (dal latino fractus ovvero frammentato) a rompere gli schemi di questa idea e svela l’armonia nell’apparente disarmonia e, a quanto pare, quasi tutta la natura è costituita da questo ordine armonioso; le spirali logaritmiche con la proporzione aurea in natura si trovano in molte realtà, <<dalla distribuzione delle galassie, alla struttura dei polmoni>>. Senza entrare nel merito più tecnico della spiegazione logico-matematica, possiamo chiarire che la natura si distribuisce in modo non lineare quindi discontinuo nel tempo e nello spazio, una ramificazione a distribuzione infinitesimale a raffiche gerarchizzate che, nel momento in cui non si presentano condizioni di adattamento favorevoli, può andare incontro a vicoli ciechi, ovvero alla mancata realizzazione e sviluppo della stessa natura. La distribuzione della realtà gerarchizzata ramificata costituisce logicamente una connessione originaria proporzionalmente e matematicamente coerente con le distribuzioni apparentemente caotiche nello spazio e nel tempo. In altri termini, ogni frammento realizzato è una ulteriore proporzione crescente della realtà che genera altre realtà. Quindi l’origine o matrice è comune, ma adattivamente si distribuisce nel tempo e nello spazio caoticamente. La caoticità della distribuzione però è percettibile solo dal singolo segmento o frattale creato, ovvero dalla realtà relativo-soggettiva, perché nell’insieme della distribuzione c’è coerenza matematica (rapporto aureo) di sviluppo della realtà al punto che da determinati presupposti (cause), si possono intuire, con oscillante precisione, determinati sviluppi. Gli sviluppi di una realtà hanno la stessa possibilità di successo che infine dipenderanno dalla capacità di adattamento di ogni singolo sviluppo e quindi dal contesto (pressione ambientale).

Già dall’epoca antica c’era la consapevolezza che tra le cause principali dei nostri mali, la prima è l’ignoranza, intesa come ignorare la natura delle cose. Conoscere la natura delle cose ci può restituire una prospettiva sulla realtà più obiettiva, realistica e consapevole della stessa.Le geometrie frattali, presenti abbondantemente in natura, sono la testimonianza diretta di una “logica frammentata” o irrazionale che la natura stessa ha in sè intrinsecamente.

Chi sostiene che la vita non abbia senso, che sia solo caos, commette un errore di prospettiva; più precisamente, la natura è orientata al caos (entropia), ma contemporaneamente, nella singolarità del frammento, può esprimere, attraverso un equilibrio che la costituisce (geometria frattale), un’armonia che le appartiene, perchè già la contiene in sè. L’armonia della complessità o della matrice (del tutto) nel frammento. L’errore di prospettiva, quindi, si rivela da un punto di vista puramente soggettivo, o relativo, ovvero dalla prospettiva non elevata (logica) e non armonica (hybris) che il frammento, nella sua estrema libertà dei possibili, può esprimere.

Quando i greci sostenevano che uno dei mali fondamentali fosse l’ignoranza, si riferivano appunto all’ignoranza della natura delle cose che ci porta ad avere uno sguardo non oggetivo della stessa natura, bensì relativo della nostra condizione di singolo frammento. Gli errori di prospettiva, insieme ad altri elementi, significa ignorare come le cose stanno veramente e mettere il proprio Io come misura di tutte le cose, criterio univoco da cui si guarda e si giuducano le cose e gli eventi del mondo e della nostra vita.

L’idea che rimanda la sezione aurea, intesa come filosofia per la vita, sinteticamente, ci svela la rete ontologica della vita a gradi differenziati infinitesimali che potrebbe avere implicazioni nella visione del mondo della persona, del suo approccio alla vita e, di conseguenza, della sua filosofia di vita che verte in una ricerca di Senso che interroga più radicalmente, consapevolmente o inconsapevolmente, il suo stare al mondo e il suo posto nel mondo.

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