Imparare a morire – dubbi sulla bontà della tecnica

Quando cerchi, ti rendi conto che non dai nulla completamente per scontato. La ricerca ti pone davanti ad un senso di discrepanza; hai la sensazione di un qualcosa di starno che magari non riesci ancora a definire, anche se tutto sembra regolare, per un verso apparentemente chiaro, lineare ed ovvio. C’è un momento in cui l’intelligenza inquieta ed affamata inizia ad “intuire” qualcosa. Questo è il momento più bello, è il decollo dell’aereo, perché i motori vanno alla massima potenza. Quando dubiti, c’è una parte di te che ti chiama per crescere, per comprendere ulteriormente, per evolverti, è quella parte che ama e che è manchevole allo stesso tempo e che per questo si muove nella ricerca senza dare nulla per scontato.

In questo video di qualche tempo fa ero mossa da dubbi in merito alla finalità di certi approcci. Filosofare porta a riflettere spesso su quello che fai, che vivi, che sperimenti, è anche vero che non vuol dire dubitare o criticare per il mero gusto di farlo, bensì il dubbio è una postura mentale fondamentale del modo d’essere nel mondo. Il dubbio spesso, implicitamente, porta con sé un’intuizione di fondo alternativa che non pregiudica il percorso di ricerca, bensì semplicemente lo spinge e, a seconda delle “strade” scelte (discernimento), si disvela di volta in volta in un processo che apparentemente si chiude, ma che in realtà ti apre a nuovi livelli ulteriori di domande e risposte. Questo processo però viene confuso con l’opinare.

L’attività dell’opinare è priva di critica analitica; anzi, l’analitica del giudizio è al servizio del pensiero convergente, ovvero, sinteticamente, quando della realtà ci arrivano fatti, di questi ci facciamo un’idea, in generale comparata con esperienze, e su tali fatti diamo risposte: questo, in sintesi, è opinare. Opinare è pericoloso, perché i più furbi si possono mascherare da maestri che, nell’arte manipolatoria, si orientano verso la comprensione dell’altro, della propria platea, che sia un interlocutore o più interlocutori, e, attraverso tale arte, restituiscono all’altro quello che vuol sentirsi dire, ma non coinvolgendo seriamente la dimensione razionale, bensì quella emotiva. In altre parole, chi vuole manipolare sa che deve toccare le corde dell’emotività.

Di dispensatori di opinioni la società post-moderna ne è piena. La parola dello pseudo saggio è efficace quando è consolatoria, quando centra lo stato emotivo, e ciò vuol dire che spesso inibisce quello intellettivo dell’interlocutore, non invita cioè a dedicare del tempo, a riflettere, ma appunto suscita emozioni. L’opinionista, sicuro, dispensa le sue “verità”, le pillole della felicità, magari elencate per punti.

Dubbio

Il dubbio invece è la dichiarazione di indipendenza dell’intelletto; è la forma più pacifica e rivoluzionaria di libertà, perché apre all’ignoto quando è autenticamente attratto dal desiderio di verità. Supera l’ego, ristretto dal confort della propria esigenza di benessere, di consolazione, per accogliere ogni possibile stravolgimento o ribaltamento di visione. Il dubbio è una fenomenologia del possibile, l’atto dell’accadimento dell’autentica vertigine della libertà.

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